20 luglio 2017
Il rappresentante dei pensionati in seno all'Assemblea dei Delegati del Fondo Sanitario, dott. Francesco Vimercati, ha sempre votato, solo contro tutti (37 fra rappresentanti dell'Azienda e eletti dagli attivi nelle liste sindacali unanimi), CONTRO l'approvazione del bilancio annuale d'esercizio a causa dell'eccessiva onerosità dei costi e delle prestazioni sanitarie che, evidentemente, non rendono conveniente l'iscrizione. Si assiste, infatti, ad una preoccupante perdita di pensionati iscritti al Fondo. Questo, nonostante che gli esercizi si chiudano regolarmente con attivi anche consistenti.
Ciò è tanto più incomprensibile in quanto l'analisi degli Attuari, aggiornata a fine 2015, preveda l'equilibrio del Fondo per i prossimi dieci anni, con risultati sicuramente positivi per la Sezione "Attivi" e l'equilibrio fino al 2019, con un lieve sbilancio per gli anni successivi, per la Sezione "Quiescenti".
Il rappresentante dei pensionati ebbe a sostenere, nella dichiarazione di voto, che è chiara l'esigenza di ridefinire in modo più equo costi e prestazioni delle due Sezioni, se non addirittura prevedere un trattamento uguale, sopprimendo la separazione fra Attivi e Quiescenti.
Nel motivare il proprio voto contrario all'Assemblea del 23 giugno 2016 per le ragioni sopra espresse, il rappresentante di pensionati dichiarava pure: "preoccupa anche la causa promossa da quattro colleghi che potrebbe sfociare nell'annullamento per illegittimità della deliberazione di costituzione del Fondo, sottraendo 30, 40 milioni di euro al suo patrimonio (ora si parla di 50, 60 milioni). Di fronte a questo rischio è importante che tutti gli iscritti siano convinti dell'equità del trattamento da parte del Fondo, affinché nessuno sollevi o cavalchi questioni che possono danneggiare tutti e che venga reso possibile il tentativo di comporre quello in corso. Al riguardo l'Associazione Pensionati può svolgere una funzione positiva in tal senso".
Naturalmente nessuno ha accolto questa proposta.
Ed a proposito della causa promossa dai quattro colleghi, puntualmente la Corte d'Appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale che aveva annullato la delibera con la quale il Consiglio della Cassa Sanitaria Intesa aveva trasferito al Fondo Sanitario iscritti e patrimonio. Ciò sul presupposto imprescindibile che gli accordi sindacali non possono prevalere sullo statuto che, per tale operazione, prevedeva il referendum fra tutti gli iscritti.
I quattro colleghi ricorrenti, in accordo che con la nostra Associazione, nell'intento di favorire la composizione della vertenza, avevano formulato e portato davanti al Giudice una proposta transattiva, rifiutata dalla controparte senza nemmeno il passaggio consigliare per una doverosa discussione.
Il tutto, con un costo a carico degli iscritti che ad oggi è stato di circa 60.000 euro per spese legali.
I ricorrenti e l'Associazione sono tutt'ora disponibili a ricercare un accordo che risolva, finalmente, l'inutile contenzioso che, a causa dell'insipienza di Azienda e Sindacati, ha prodotto i noti danni alla componente dei pensionati. Con l'auspicio che la vertenza si chiuda qui, anche perché un eventuale ricorso in Cassazione, inopinatamente, avrebbe, a nostro avviso, poche possibilità di successo, considerata la duplice, pedissequa sconfitta di Cassa Sanitaria e Fondo Sanitario in entrambi i gradi di giudizio che, ovviamente, non può non avere un impatto negativo sull'immagine di Intesa Sanpaolo.
Ciò, tanto più che la vicenda di cui trattasi è stata commentata sull'inserto settimanale (Plus) del quotidiano Il Sole24Ore di sabato 15 luglio 2017.