17 settembre 2018
Nel Consiglio del Fondo Pensioni, tenutosi il 14 settembre scorso, è stata discussa la distribuzione, ex articolo 44 dello Statuto, delle plusvalenze derivanti dagli avanzi di bilancio tecnico che avrebbero potuto essere erogate per 1,8 milioni ai pensionati e per 5,7 milioni agli attivi.
La questione era già stata discussa nel Consiglio del giugno scorso e rinviata per valutare l’andamento economico finanziario relativo al corrente anno 2018.
Già in quella sede i nostri rappresentanti si erano opposti al rinvio, ritenendo ingiustificate le motivazioni addotte da alcuni rappresentanti della banca che già allora si erano opposti alla succitata distribuzione.
Sulla base dell’attuale trend economico-finanziario non brillante, la componente aziendale del Consiglio, alla quale si è aggiunto il rappresentante della First/Cisl, non ha approvato l’operazione di distribuzione, ragion per cui nulla verrà erogato, né ai pensionati, né agli attivi. La delibera, infatti, è passata con sette voti contrari e cinque a favore.
Intervenendo nella discussione, i nostri rappresentanti in seno al Consiglio hanno ancora una volta evidenziato l’assoluta ingiustificatezza delle tesi aziendali, basate su un eccesso di prudenza che, peraltro, non trova alcun riscontro nei fatti, attese sia le conclusioni degli attuari in merito alla permanente solidità del Fondo sotto il profilo patrimoniale e la sua capacità a far fronte nel prossimo decennio agli impegni istituzionali, sia – e soprattutto – in relazione alla risultanze del bilancio al 31 dicembre 2017, che si è chiuso con risultati del tutto lusinghieri.
In particolare, i nostri rappresentanti hanno fatto rilevare che l’attuale andamento non del tutto favorevole non può considerarsi di tendenza né di carattere strutturale, derivando, piuttosto, da fattori contingenti, probabilmente legati ad una situazione politico-istituzionale non tranquillizzante per i mercati, situazione della quale è indice l’altalenanza dello spread.
Il fattore determinante della decisione consiliare è purtroppo ancora una volta da individuare nel fatto che Intesa Sanpaolo non manca mai di considerare il Fondo una propria derivazione rispetto alla quale essa può intervenire alla stregua di qualsiasi società del Gruppo, imponendo i propri criteri di gestione, cosa che così non è, stante l’autonomia, economica e giuridica, del Fondo stesso. Ciò, anche se il Consiglio non è esentato dalla salvaguardia del patrimonio sia nei confronti degli iscritti, sia nei con fronti della banca fidejubente, salvaguardia che è garantita dall’oculata gestione del Fondo che rende del tutto tranquillizzante la situazione per i percettori delle prestazioni, ma anche per il garante, il cui atteggiamento di chiusura è assolutamente pretestuoso e ingiustificato.